Colazione da Tiffany, quando Cupido è un gatto (che scappa)

Nov 15, 2016 Category: #PopCultSlurp
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Gli StraniGatti – by Tiziana Ciaffoncini (composizione grafica di Valeria Dini).

 

“Non si può dare il proprio cuore a una creatura selvatica. Più le si vuole bene e più diventa ribelle, finché un giorno se ne scappa nella prateria o vola in cima a un albero, e poi su un albero più alto, e poi in cielo”, Holly Golightly

 

Nel 1962, già nominata agli Oscar e ai Golden Globe, Audrey Hepburn vince il David di Donatello come migliore attrice straniera per il ruolo di Holly Golightly, la protagonista di Colazione da Tiffany. Holly è un universo di personaggi: sposa bambina nel Texas e regina dell’alta società di New York; sorella amorevole che vuole assicurare un futuro al fratello, quando sarà congedato; galoppina a 100 dollari a settimana per un mafioso rinchiuso a Sing Sing (passa messaggi – in codice “bollettini metereologici” – di Sally Tomato al suo avvocato); donna dall’animo sensibile e poetico (Moon River – canzone simbolo della colonna originale del premio Oscar Henry Mancini – suonata al davanzale resterà sempre l’immagine di un malinconico ricordare nostalgico). Maestra di disincanto reso amaro dalla disillusione, grazie a una rigida coerenza e a una profonda consapevolezza riesce a preservare l’innocenza dei bambini che giocano (come nella giornata delle cose mai fatte prima), ha intatto il dono di creare infiniti mondi possibili e salvifici. È in fondo questo il senso di mangiare un croissant da un sacchettino di carta con i guanti neri fin sopra il gomito, bevendo un caffè sulla Quinta Strada davanti alla vetrina di Tiffany, con le perle che ingioiellano la schiena più del décolleté e un tubino nero che ormai è storia. Blake Edwards (il regista) e George Axelrod (lo sceneggiatore che ha adattato il soggetto tratto dal romanzo omonimo di Truman Capote), ci hanno regalato un’eroina ultramoderna e ruvidamente romantica, complessa quanto sono comuni – teneri – i suoi desideri (come diceva Julia Roberts in Notting Hill? “Sono una semplice ragazza…”).

 

Be’, Holly ha un alter ego, che perdendosi le impedirà di smarrirsi: il suo gatto randagio, lo spirito libero che non può appartenere a qualcun altro (come lei). Lui non ha un nome, Holly più d’uno (che è come nessuno). Dei gatti si dice che si affezionino alle case e non agli umani che le abitano con loro, e Holly sostiene che amare è mettere in gabbia: sono affermazioni errate entrambe.

 

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Ci sono baci che non si dimenticano, e gatti che porteremo sempre nel cuore…

(Gli StraniGatti si accontentano di una maglietta, che poi in realtà li posiziona proprio lì, vicino al nostro cuore.)

 

 

 

In collaborazione con caramilena.com

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